01.04.06
Si volevano bene.
Amicizia, rispetto. E desiderio. Lappuntamento era per venerdì pomeriggio. Lincontro era stato predisposto in base alle necessità percepite e rivelate da entrambi. Via email, al solito.
Voleva essere solo, ma amen. Si era concesso ogni tanto qualche sguardo verso quel bel corpo minuto e snello, abbandonato sull'erba. Quando la guardava sul volto sorrideva teneramente, l'espressione del sonno sul volto di lei era davvero dolce. Sì, qualche pensierino, ma nulla più. Anche lui aveva voluto concedersi un po' di libertà. Da tutto, in fondo. E quel luogo era perfetto. Lei si rese conto di essere tranquilla nonostante la presenza non desiderata, si mise a pancia ingiù e iniziò a leggere. Lui proseguiva nella pesca, con successo. Anche a lei piaceva pescare. Lui era carino. Alla fine un po' di compagnia non era male. Poteva avere quarant'anni. No, di più. No, meno, non li dimostrava. Sì, era carino. E poi aveva proprio delle belle mani, sembrava. Anche le spalle però. Si alzò quasi titubante e si avvicinò all'uomo. Restò in piedi, chiese come andava la caccia, poi si sedette sull'erba, di fianco allo sgabello. Non infastidito, ma turbato. Lei lo vide così. La conoscevano in pochi, per fortuna. Era il suo rifugio estremo, purtroppo poco fruibile a causa della grande distanza che la separava da quel luogo tanto puro. Il lavoro, il tempo libero inesistente, e troppi chilometri. Però quel giovedì aveva avuto il coraggio di seguire l'istinto alla fuga che ormai da mesi cercava di imporsi nella sua mente, stanca e devastata da una vita di estenuante routine professionale. Era uscita presto con la macchina, aveva preso l'autostrada per venti chilometri, aveva proseguito sulla statale per altri venti, passato paesi e frazioni, seguito l'argine del fiume fino al bivio nascosto, e finalmente, alla fine dello sterrato tra il granoturco in crescita, era arrivata allo specchio d'acqua isolato e silente. Sola, come prevedeva. Cielo blu, sole forte, alberi grandi e qualche increspatura dell'acqua. Le trote. Si stese su un lenzuolo blu all'ombra di un salice, sgranocchiò una mela. Poi al sole. Si tolse i pantaloni, la maglietta, e dopo qualche riflessione sfilò anche il reggiseno. Due respiri ad occhi chiusi e già dormiva. Si svegliò due ore più tardi, verso mezzogiorno, con il sole che la bruciava. Si accorse subito dell'uomo che pescava. Si spaventò un attimo, lo guardò impaurita. Lui ricambiò lo sguardo, con un sorriso timido, dolce. Si rivestì da seduta, in fretta, indispettita dalla turbata solitudine. L'uomo rimase tranquillo sul bordo dell'acqua. Sedeva su un piccolo sgabello, aveva la canna tesa verso la pozza, e fissava i piccoli movimenti dei pesci. Sembrava alto. Aveva un viso bello, gli occhi vivi, un po' cupi forse. O magari era solo concentrato. Lo fissò a lungo, nonostante avesse pensato di scappare. Non era più sola, l'uomo non pareva intenzionato ad andarsene, e poi l'aveva vista praticamente nuda. Non era pudica, ma un conto era una spiaggia, un conto era essere nel suo rifugio in mezzo a un campo spiata da uno sconosciuto. Che però in realtà non la spiava. Non tanto. Lui era arrivato e dopo averla vista al sole si era semplicemente messo a pescare, dall'altra parte della pozza, ad una trentina di metri da lei.
Le pizzicò forte i capezzoli, facendola sussultare. Lei quasi piangeva, era disposta a tutto per vederlo pieno di desiderio. Urlò il suo dolore, chiese pietà, piccola troia. Lui decise di premiarla, le risparmiò la frusta. Scusa per la sensazione di fastidio che ti ho trasmesso. Volevo la pace, l'isolamento. E tu invece sei bellissima. Resta. Ti prego. Lei ora era quasi spaventata, ma l'aveva visto bene negli occhi, e l'avrebbe voluto guardare per ore. Ora ne era certa. Era bastato quel breve contatto per farla vibrare di un desiderio misto alla paura, forte e incalzante. Parlavano poco. Di galleggianti, di esche, lei cercava di esporre quel poco che sapeva. Poi lui le lasciò la canna e lo sgabello, rimanendo in piedi dietro la schiena della ragazza. Lei poco dopo pescò un piccola trota, con un colpo secco. Che si voltò e lo guardò, con gli occhi tirati verso di lui, ridendo. Quella bocca. Dio, è deliziosa. E così eccitante, solo con lo sguardo. Le tette erano sode, belle, polpose. Restò lì un po', sornione ed eccitato. Lei chiuse gli occhi, respirò profondamente, la canna sempre tra le mani. Non si staccava da quei seni. Continuava a palpare, stringere. Entrò nella scollatura della piccola canottiera bianca, sentì finalmente i capezzoli a contatto. Durissimi, piccoli. Sbirciò dall'alto, mentre faceva uscire le tette dalla maglietta. Erano un po' arrossate dal sole, già abbronzate, i capezzoli scuri, bellissime, strette tra le braccia che ancora resistevano a sostenere la canna da pesca. Fu lui a togliergliela dalle mani e ad appoggiarla a terra. Prese lo sgabello con lei ancora seduta e lo girò verso di lui, poi si inginocchiò di fronte. Lui rimase stupito, e sorrise. Lei mise il pesce nel cesto e ributtò l'amo nell'acqua con un gesto ampio e sicuro. La voleva. Lo aveva negato finora, castrando volontariamente il desiderio di quella piccola donna dolce e maliziosa. Obbedì. Iniziò ad accarezzarle la testa. I capelli castani erano lucidi e morbidi. Ne aspirò il profumo. Proseguì sulla nuca, sul collo lungo e snello, con piccoli movimenti istintivi. Lei prendeva ogni sensazione, rilassata, sorridendo senza che lui potesse scorgerle gli occhi che scintillavano felici. Distesa, rilassata, in preda al magnetismo di quelle mani grandi ed esperte. Poi le spalle, lentamente. Di colpo i seni, sempre da dietro. Si fermò un attimo, come per attendere la conferma della ragazza. Con un dito le sfilò la canotta, e poi percorse tutto il suo profilo, dalla testa alla pancia. Poi le prese un piedino con le mani, e iniziò a leccarlo dolcemente. Non aveva mai visto piedi tanto belli. Piccoli, proporzionati, curati. Perfetti. Prese anche l'altro, li leccava, li baciava dolcemente. Iniziò a percepire le contrazioni volontarie di lei, che cercava sempre il piacere in fretta. La leccò come piaceva a lei, con movimenti calmi e regolari, mentre avvertiva la sua eccitazione crescere. La piccola ansimava profondamente, lui non resistette e si sollevò per guardare quel viso che si contraeva nelle smorfie straziate di chi sa davvero godere a fondo. Riprese e continuò con la lingua, penetrandola contemporaneamente con tre dita, e poi quattro, che a stento bastavano a riempirla, eccitata comera.
Poi smise, ricominciò a strizzarle i seni, decantandone schiettamente la bellezza. Lei non era abituata ad essere così passiva. Ma non riusciva a fare niente. Era immobilizzata, estasiata, eccitatissima. Di solito era sempre lei. Ora no. Ed era stupendo. Ma anche lei voleva toccare. Tese le mani verso il volto dell'uomo. Lui si fece accarezzare il volto sorridendo, poi la bloccò. No, tu. Lei si alzò, lui le sfilò la gonna rossa e le mutandine gialle. Dio com'è bella. La prese e la stese per terra, accarezzarla non bastava più. Lei alzò le braccia per toccarlo, lui prese immediatamente un pezzo di filo da pesca e le legò i polsi stretti, dietro la schiena. Lei spalancò gli occhi, terrorizzata. Cosa fai, cazzo. Aiuto. Non qui, non così, no, aiuto. Non ti preoccupare piccola. Mi preoccupo invece. In questo posto isolato, da omicidi. Lui la baciò. Con un bacio caldissimo. Bastò. Lei non aveva mai resistito ad alcuna tentazione. Aprì le gambe e inarcò la schiena. Lui si alzò e si spogliò, poi restò in piedi, come per farsi guardare. Lui la baciò. Con un bacio caldissimo. Lei non aveva mai resistito ad alcuna tentazione. Aprì le gambe e inarcò la schiena. Lui si alzò e si spogliò, poi restò in piedi, come per farsi guardare. Mio dio che meraviglia. Lo vide e si eccitò di colpo, dimenticando le mani legate, la paura, gli omicidi. Sentiva solo di colare fra le gambe. Lui aveva un corpo bellissimo e un cazzo che pareva scolpito. Diritto, grande, glabro, la cappella evidente. E poi le spalle larghe, i bicipiti definiti, la pancia piatta. Sei splendido, ti prego, vieni. Subito, ti prego. Si piegò su di lei e la penetrò immediatamente con lo splendido cazzo. Colpi lenti e profondissimi, sicuri, che la stordirono in poco tempo. Dopo qualche minuto prese a muoversi con un altro ritmo, alternando tre colpi rapidi e secchi a due più lenti e profondi, che facevano percepire l'asta in tutta la sua forma. Lei stringeva il sesso a intervalli regolari, lui impazziva nel percepire lo stringersi del canale ormai allargato intorno al suo cazzo. Lei era in estasi, ansimava forte, completamente libera. Godeva, sapeva godere, ed era stupenda da guardare. Gli occhioni languidi, le labbra inumidite dalla lingua che sensualmente le percorreva, e ogni tanto le mordicchiava. E quel corpo sinuoso che si muoveva ritmato, tutto teso alla ricerca del piacere. Doveva conoscere molto bene il suo corpo, la ragazza.
Lui allora disse 'eccomi piccola' e finalmente, dopo averle allentato le corde alle caviglie, sali sul corpo steso penetrandola a fondo, con colpi decisi e lunghi, invaso da quel piacere totale che finalmente riusciva a sentire. Ma a un certo punto strinse forte le cosce, quasi impedendogli di entrare, e con una mossa piegò le gambe a terra e rialzò il busto, agilissima. Prima che lui potesse capire lei si era già presa tra le labbra quel pene stupendo. I movimenti delle labbra della ragazza mandarono ben presto in estasi luomo, che decise di slegarla eliminando le sue fantasie, lasciandola libera. Mentre lo leccava lo carezzava delicata sul petto e sulle palle. Continuava, le piaceva tanto, e si vedeva. Non avrebbe saputo nascondere il piacere che le dava quel gesto, le era sempre sembrata la cosa più bella del mondo. Sei dolcissima. Lui vicino al limite la fermò, e si baciarono a lungo sulle labbra. Si sedettero di fronte, luno dentro laltra. Chiamare gli ex fidanzati per farmi dare una valutazione mi pareva un po patetico e di cattivo gusto... Per fortuna nella sua lettera di risposta scrisse che il compenso da lui deciso sarebbe stato di sicuro adeguato alla prestazione, e che non mi avrebbe delusa. Si aspettava molto da me, certa che lo avrei deliziata a dovere. Date le premesse, per la prima volta in vita credetti di essere in piena ansia da prestazione. Entrava con forza, spingendo il suo pube contro di lei, che fremeva ad ogni colpo. Si muovevano lentamente e si guardavano, osservando le bocche aperte e ansimanti e i corpi che si adattavano al piacere. Lei alzava un poil bacino da terra, lui alzava il busto, per penetrarla più a fondo. Grazie. Continuarono nella stessa posizione e con lo stesso ritmo per molto tempo. Lenti, accaldati, nel silenzio. Il sole bruciava. Lui ogni tanto sollevava una mano e le accarezzava un seno, lei si toccava, bagnandosi le dita dalle labbra di lui. Poi si fermavano e si fissavano negli occhi per un po. Poi riprendevano il loro movimento, bellissimi. Vennero insieme, con un sorriso lui e con un urlo smorzato lei, a voler difendere la pace ricercata che li contornava. Vidi una finestra illuminata. Ve nerano poche, parevano stelle del destino perdute nella notte, accese soltanto per svelare il destino. Dalla finestra si sporse la fata, aveva lunghi capelli turchini, i seni grandi, lasciati quasi completamente nudi dal bellabito di seta, sul capo portava un gran cappello a cono, celeste, decorato di stelle, poteva avere ventanni, le mani e le braccia sue erano lasciate delicatamente scoperte dal bel mantello che portava indosso, e che volava nel vento. Accelero' il ritmo, godendo dell'espressione dolcemente straziata del volto di lei. Si fermo' per qualche secondo. Dopo ricomincio' a premiarla, leccandola e toccandola fino a farla urlare, fino a che la piccola Elisa non fu scossa e sfinita da un'orgasmo pieno e violento. Urlava, colpendo il tavolo con i piedi irrigiditi, cercando di inarcare la schiena come per diffondere il piacere verso la parte alta del suo corpo.
Postato: 01.04.06 12:17