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Paris in Rete

Una foto dell'ereditiera Paris Hilton in topless, alcune e-mail piccanti, il suo numero di cellulare e quello dei suoi amici più famosi sono stati pubblicati su Internet.

Un hacker telefonico sarebbe riuscito a violare il T-Mobile Sidekick dell'ereditiera Paris Hilton e ad impossessarsi di fotografie, indirizzi, e-mail inviati e ricevuti. Anche stavolta il caso non è stato favorevole con me, perché ad eccezione di un ragazzo che avra 23/27 anni tutti gli altri sono sicuramente sopra i 60 anni. Senza perdere altro tempo, il più vecchio, ci ordina di spogliarci tutti e tre, compreso il mio ragazzo: lo accontentiamo e dopo pochi secondi sento una selva di mano che mi tasta per tutto il corpo. Il tutto è stato poi messo in rete. GorillaMask è stato uno dei primi siti a pubblicare il materiale e uno dei primi a toglierlo per non incorrere in sanzioni legali. Il danno, comunque, era già stato fatto e uno spaccato della vita privata di Paris e dei suoi amici famosi è a portata di mano di fans e curiosi. Nella rubrica c'erano i numeri di Christina Aguilera, Eminem, Fred Durst, Andy Roddick e altri giovani VIP. Il pezzo forte sarebbe rappresentato dalla foto di Paris in topless mentre bacia sulla bocca la VJ della MTV Latino Americana Eglantina Zingg, anche lei in topless. La foto sarebbe stata spedita da Paris a un boyfriend come regalo di compleanno. Secondo un portavoce della Sidekicks, l'hacker avrebbe forzato il cellulare di Paris semplicemente indovinando a caso la sua password, Tinkerbell, il nome dell’inseparabile Chihuahua. Anche Fred Durst, cantante dei Limp Bizkit, è finito nudo in Rete. Durst, tra l’altro ex fidanzato di Paris, aveva realizzato un filmato di tre minuti che mostrava un suo amplesso con una ragazza rimasta per ora sconosciuta. Il filmato è finito su Internet come le foto di Paris Hilton. Secondo Durst, però, non sarebbe stato violato il suo T-Mobile, ma il computer di casa.

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Le Mamme di Lesbo
Una coppia lesbica del Vermont, negli Stati Uniti, ha vinto una causa di adozione iniziata cinque anni fa. Suonano alla porta, entrano, sono in cinque e sono stati informati che all’interno della casa troveranno due donne e un uomo disposti ad assecondarli nei loro giochi proibiti. Il cerificato di nascita del figlio è ora valido e le due donne, Holly Perdue e Cheri Goldstein sono ormai ufficialmente genitori. La questione legale, trascinatasi così a lungo, riguarda la giurisdizione di due stati diversi, il Vermont e il Mississipi. La validità della pratica di adozione non era mai stata messa in discussione dal tribunale del Vermont, anzi, era stata approvata nel 2000. Quando le due donne si sono trasferite nel Mississipi, si sono accorte che il figlio non poteva essere incluso nei loro passaporti e che le autorità non avrebbero rilasciato loro uno stato di famiglia. Il problema era molto serio anche perché il ragazzino non poteva neanche essere iscritto a scuola. "Per la legge del Mississipi era come se non esistesse" ha dichiarato Holly che lo aveva cresciuto da quando era nato. La controversia è stata risolta dal giudice William Hale Singletary il quale ha deliberato che: "Anche se lo stato del Mississipi ha dichiarato illegali le adozioni da parte di coppie omosessuali, così non è per il Vermont. Non era illegale neanche nel Mississipi all'epoca dell'inoltro della domanda, quindi l'adozione è legale". Nonostante la  vittoria, Holly e Cheri hanno deciso di tornare nel Vermont con loro figlio.

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Genitori un po' speciali
Un numero sempre maggiore di coppie gay e lesbiche si uniscono per mettere al mondo bambini, formando famiglie allargate all'interno delle quali crescerli. I bambini sono concepiti normalmente col metodo dell'inseminazione artificiale fai-da-te. Il fenomeno, nato in Inghilterra, ha avuto un vero boom in America. L'opinione pubblica, riguardo alla nascita di queste famiglie, è spaccata in due. I più tradizionalisti temono che i bambini possano crescere in uno stato di confusione mentale riguardo alla loro identità sessuale. Quelli che, al contrario, difendono i diritti delle coppie gay e lesbiche sostengono che se una relazione è stabile e duratura, i bambini non subiranno alcun danno e potranno trarre beneficio dalla presenza di quattro genitori amorevoli. Circa tre anni fa Sue, un'insegnante elementare di 35 anni, ha deciso di avere un bambino con la sua compagna, Kim, che aveva già due figli da un precedente relazione eterosessuale. "Volevamo che il donatore dello sperma, il padre, non avesse nessun tipo di contatto con il bambino, anche se pensavamo di spedirgli delle fotografie nel corso della sua crescita" ha detto Sue. Sue e Kim hanno incontrato John, un dottore gay di 34 anni, che ha donato il suo sperma. Due mesi più tardi Sue era incinta di Jack che oggi ha due anni e dopo un po' è arrivata Kate. Quando John si è offerto come donatore, pensava che il suo ruolo sarebbe stato soltanto quello. Ma ha cambiato idea non appena è nato il bambino. "Mi vergognavo di dirle che ci avevo ripensato, che avrei voluto fare davvero il padre. E un giorno è arrivata una telefonata e una voce ha detto - E' un maschio - dieci minuti dopo stavo guardando quello che, geneticamente parlando, era mio figlio e ho capito che non avrei potuto mantenere il patto e farmi da parte"
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Ma le figure più curiose e simpatiche sono le nostre zie Jeneviève e Juliette, zitelle convinte. Quando vogliamo prenderle in giro diciamo che nessuno le ha volute, ma sappiamo bene che sono sempre state esigentissime in campo sentimentale e che non sono riuscite a trovare persone che le amassero come loro si aspettavano di essere amate. Jeneviève è più grande di mia madre, ha 43 anni e nonostante si vesta in maniera molto casta, al di sotto degli abiti lunghi si intuisce un fisico davvero notevole. Alta bruna, con un seno grande e appuntito e tanto duro che se ti abbraccia ti fa male. Non dotata dello stesso spirito di iniziativa della mamma, collabora con lei nell’atelier. Il suo silenzio è la sua dote più grande. Lei pronuncia poche parole, ma estremamente positive. Una sua frase pronunciata a bassa voce, spesso è risolutiva di problemi che parrebbero insolubili prima del suo intervento. Juliette, di tre anni più piccola della mamma, è l’esatto contrario della sorella maggiore. Estatica, biondina con splendidi occhi azzurri che sembravano due laghi di montagna, alta, longilinea e lievemente androgina, fianchi stretti, seno piccolo, atletica come la nonna. Non ha mai mostrato interesse per l’azienda di famiglia: ha frequentato l’università, anche lei la Sorbonne, ed ora è medico. Dotata di uno spirito di sacrificio non comune, si dedica ai propri pazienti con un’abnegazione del tutto singolare. Per loro è quasi una santa, che entra nelle loro case e vi porta sorriso, conforto e salute. Secondo me non si è mai sposata perché ha dedicato l’intera la vita alla sua professione ed ai suoi studi, sacrificando tutto il resto. Nel rapporto con i miei parenti è dolcissima, ma con me in particolare è affettuosa, protettiva. Le voglio un bene dell’anima. Infine c’è zio Marcel, 30 anni, uno yuppi splendente nel viso e nell’aspetto. Non c’è donna che non sia attratta dal suo fascino. Fa l’agente teatrale e conosce tanta di quella gente dello spettacolo, che evita accuratamente di farci conoscere, perché sostiene che sono tutti degli alienati e che non potrebbero avere nulla in comune con la nostra famiglia.

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Invito al cinema
Si è concluso il Gay & Lesbian Film Festival di Miami. Durante la settimana precedente all'inaugurazione, gli organizzatori avevano dichiarato che il fatto che moltissime persone non siano gay, non significava che non fossero invitate all'evento. Il direttore del Festival, Robert Rosenberg, ha cercato in tutti i modi di sensibilizzare gli eterosessuali della Florida del sud, che non hanno mai prestato attenzione all'evento negli anni scorsi. Lo ha pubblicizzato sulle principali stazioni radio e ha coinvolto sponsor importanti. Ma nonostante fosse ottimista, Rosemberg sapeva che quest'anno non sarebbe cambiato molto rispetto agli anni precedenti. "Dobbiamo ancora scalare montagne impervie, perché la gente smetta di avere pregiudizi nei confronti di un film festival gay e lesbico", ha dichiarato il direttore. "Gli eterosessauli non vogliono venire al festival, anche se c'è un film che li interessa, perchè pensano che la loro presenza implicherebbe il fatto di essere omosessuali. Temono di non sentirsi a proprio agio e di non essere i benvenuti". Nonostante tutto, Rosemberg non si lamenta. In quattro anni il festival ha raddoppiato il suo pubblico, passando da 5000 a 10000 spettatori. Incoraggiato dalla crescita, quest'anno il direttore ha deciso di presentare i film selezionati per la serata di apertura e di chiusura al Gusman Center for the Performing Arts. "Partecipando al Gusman, saremmo accetati dalla comunità culturale della Florida del sud e il nostro pubblico non sarebbe formato più da una minoranza, gay o lesbiche, ispanici o surfisti che siano". Il Festival aveva in concorso più di 60 tra lungo e cortometraggi, provenienti da tanti paesi come la Spagna, l'Argentina, Hong Kong e la Slovenia, e includeva 10 opere prime statunitensi.

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Postato: 07.03.05 12:43

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