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Dottori in hardcore
In Giappone sta per aprire la prima università per registi di film a luci rosse. Tra i requisiti necessari per accedervi: motivazione e disciplina. Belle Donne
Mentre negli
Stati Uniti l'attrice e produttrice di film hard Christi Lake è
stata chiamata dalla University of Nevada Las Vegas per
tenere una lezione, dal Giappone arriva la notizia che presto
aprirà la prima università dedicata agli aspiranti registi di
video porno. I corsi si terranno a Tokyo, nel quartiere di Rappongi, dureranno sei mesi e
vedranno tra i docenti personaggi del calibro di Tomonori Fujii,
uno dei più noti produttori porno del Sol Levante. L'università
è aperta a tutti, uomini e donne, purché in un colloquio
preliminare dimostrino di essere seriamente motivati. Sesso Orale
Per il momento il numero degli iscritti non è alto, ma il motivo
di tale scarsità va ricercato nei costi elevati della retta.
Pochi giorni fa, inoltre, Tomonori Fujii ha dichiarato: "La
tesi di fine corso prevede la presentazione di un film hard
girato dallo stesso studente. Ai costi delle lezioni va dunque
aggiunto anche il compenso per gli attori e le attrici".
Alcuni dei ragazzi hanno deciso di intraprendere questa scelta
non solo per la grande passione che nutrono per i film hard, ma
anche per una questione economica".
"Considerano l'iscrizione a questa università come un
investimento per il futuro". Uno di loro ha detto: "I
film hard in Giappone vendono moltissimo. Sono numerose le
industrie del settore che cercano registi con una solida
preparazione e sono disposte a pagare molto bene". Gli
aspiranti registi devono anche dimostrare, in totale adesione con
lo spirito nipponico, di possedere una grande disciplina e di
essere disposti a lavorare anche quindici ore al giorno, se
necessario.
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Corpo "Volontari
del Sesso"
Siete in crisi con il vostro partner, la passione è svanita, non
c'è più quel feeling che vi univa una volta e il Sesso è diventato solo una
pratica monotona o addirittura un bel ricordo? Sono problemi che
accomunano purtroppo molte coppie e a soffrirne sono soprattutto
le donne che si sentono trascurate e afflitte. Cercare una via di
uscita e una soluzione veloce non è sempre facile.
In Giappone per risolvere questa situazione è nata
un'associazione, forse quasi per gioco, che oggi è diventata un
punto di riferimento importante per tante donne. Si chiama Corpo
volontari del sesso e i membri che ne fanno parte dedicano il
loro tempo e offrono anche il loro denaro per aiutare le donne
che stanno vivendo una crisi matrimoniale. Il compito di questi
volontari è di far ritrovare alle signore e ragazze, che si
presentano a questa associazione, la stima per se stesse ormai
danneggiata dalla relazione fallita. Con precisione non si
conoscono i loro rimedi: se si tratta solo di un appoggio e
sostegno morale o addirittura concreto. Visto che il problema
riguarda soprattutto il sesso dalle parole si dovrebbe passare ai
fatti... Nonostante il Corpo dei volontari abbia avuto, sin dagli
inizi, un grande successo, solo lo scorso novembre si è riusciti
a fondare un centro organizzativo e di ritrovo. Shukan Shincho,
padre dell'associazione, spiega come è nata questa idea: «Mentre
facevo programmi live, in tv, sui problemi legati al sesso, mi
sono reso conto che c'è una grande quantità di coppie i cui
problemi sessuali nascono dalle rispettive differenze nei loro
modi di eccitazione. Quanto ho aperto una clinica a Tokyo ho
potuto constatare di persona i molteplici problemi che affliggono
le donne trascurate dai loro partner. Così ho pensato che fosse
una buona idea venire in aiuto alle coppie concretamente fondando
il Corpo volontari del sesso». Chissà se l'idea dei giapponesi
sarà "sposata" anche da qualche italiano? Ma visto gli
ultimi stravolgimenti in campo affettivo, il centro potrebbe
essere aperto per gli uomini sempre più in crisi d'identità e
personalità. Nascondino
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Squadra speciale
Dopo una fase sperimentale, il corpo volontari del Sesso giapponesi
diventano una squadra. La missione è conforto alle donne in
astinenza sessuale.
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Era nato a Tokyo come un esperimento
promosso dal sessuologo e psicologo, dottor Kim Myung Jung. La
realtà statistica era allarmante, una buona parte delle donne
sposate giapponesi era costretta a lunghi periodi di astinenza
sessuale. Indipendentemente dall'età delle coppie, dopo pochi
anni dal matrimonio, gli uomini guardano alle loro mogli come
delle sorelle o amiche così intime da non suscitare più in loro
alcuna pulsione sessuale e le donne accettano questa condizione
anche in virtù dell'esempio dei genitori.
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Ansiolitici e sonniferi sono solo dei palliativi che non
costituiscono una vera soluzione. Ora è nata una squadra di 25
volontari tra i 30 e i 60 anni e una rete distribuita sulle più
importanti città del Giappone. Quasi tutti i componenti della
squadra speciale hanno competenze nel campo della psicologia e un
aspetto piacevole, le loro prestazioni vanno dalla semplice
consulenza alla conversazione, fino alle applicazioni pratiche
nel merito delle quali il dottor Kim Myung Jung non interviene.
Gli uomini della squadra si presentano a domicilio, se richiesto
dalla paziente, e sono sempre vestiti in giacca e cravatta. Il
servizio di emergenza sessuale inizia con una seduta individuale
con il dottor Kim Myung Jung per un costo equivalente a circa 145
euro e include telefonate e visite al consultorio per un periodo
di tre mesi. Quasi tutte le donne che ricorrono alla terapia
fanno richiesta di un volontario sessuale. Figa, Fighette e Tette
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Che immagine sublime ed eccitante! Anche in questo modo bastano pochi istanti (o sono minuti?) e dal mio clitoride sollecitato sta per nascere una nuova ondata di piacere. "Riempimi, riempimi del tuo liquido caldo ." Ti dico prima di perdere nuovamente il controllo sul mio corpo ancora una volta scosso dal piacere. Sento la tua voce lontana gemere, i tuoi affondi sono più convulsi, il mio bacino si muove come impazzito .. poi . più nulla. Abbandonati l'uno sull'altra con i respiri affannosi, rauchi, gli occhi chiusi per cercare di trattenere ancora per qualche istante l'immenso godimento provato. Mi rannicchio fra le tue braccia e restiamo così, immobili ed addormentati sotto le coperte, un unico corpo, un'unica anima. Mi sveglio. Devo andare via. Cerco di non fare rumore mentre mi rivesto. Ti guardo dormire con una espressione beata e serena che mi ricorda quella di un bambino. Un bacio leggero e veloce, una carezza lieve sul viso e mi chiudo la porta dietro le spalle. Una volta fuori dall'albergo chiudo gli occhi e respiro profondamente per riempirmi i polmoni dell'aria fresca della notte. La finestra aperta nel tempo per farci vivere quel poco a noi concesso si stava chiudendo. Ricevo un messaggio sul cellulare: è tuo e leggo: "Le parole non bastano per dirti tutto quello che vorrei dirti. Grazie". Sorrido piena di tenerezza e mi avvio verso la macchina, fiduciosa che prima o poi quella finestra si riaprirà nuovamente per farci ritrovare. Non era stata un'idea brillante andare a trovare Frida a Brownshweig d'inverno. Fulvio si era immaginato che in Germania facesse freddo, ma non così freddo. E non perdeva occasione per farglielo notare. Frida sapeva bene l'italiano. Riguardo al rapporto tra Fulvio e il tedesco, era praticamente inesistente. Si erano conosciuti l'anno prima al Politecnico. Per un po' ci aveva provato con Frida, gli sembrava un atto dovuto cercare di sedurre una studentessa erasmus: il fascino della straniera venuta dal nord era innegabile. Comunque lei aveva subito messo in chiaro le cose, così erano rimasti buoni amici. Dopo i primi giorni passati a visitare chiese e birrerie tipiche il posto non offriva molte altre attrattive: certo le case del centro sembravano tutte tipo quella di Hansel e Gretel e la pulizia delle strade era indiscutibile, però non passarono molto tempo che Fulvio si rese conto che quella cittadina nel cuore della Germania tutto sommato era abbastanza pallosa. Da leggere si era portato qualcosa ma aveva troppo mal di testa. L'unica soluzione per ammazzare la mattinata era la palestra. Non metteva piede in una palestra dai tempi di educazione fisica al liceo. La palestra era nella stessa via del palazzo di Frida, se la ricordava; almeno se si rompeva poteva sempre prendere e tornarsene in casa.
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In più la ragazza sembrava del tutto disinteressata al mondo che la circondava. Aveva chiuso gli occhi e sembrava dormisse. Il seno saliva e scendeva lentamente, i capelli bagnati ricadevano sull'accappatoio in spesse ciocche. La gamba destra era appoggiata fino al ginocchio, poi scendeva e penzolava senza arrivare a toccare la panca inferiore. Dal ginocchio in giù le goccioline si raccoglievano in rigagnoli che percorrevano in direzione casuale il polpaccio e la caviglia fino a raccogliersi verso il tallone per poi cadere. Gocce intermittenti continuavano a picchiettare con regolarità sul legno. Il tempo tra una goccia e l'altra doveva essere di circa cinque secondi. Quello che Fulvio avrebbe veramente voluto fare era distendersi laggiù vicino a lei, mettere la faccia sotto il tallone e farsi accarezzare da quello sgocciolio: lo avrebbe ricevuto sul naso, sulle guance, direttamente in bocca. Chissà che sapore aveva il liquido prodotto da un essere perfetto? Di certo niente a che vedere col sudore dei comuni mortali. Poi avrebbe cominciato a succhiare quell'angolo del piede assaporando tutto il nettare raccoltosi. E poi su, sempre più su, spazzolando tutti quei centimetri di pelle rosea, fino al centro dell'universo. Si riebbe dalle sue fantasie quando i tre di fianco a lui presero gli asciugamani e se ne andarono. Erano rimasti solo loro due: un ragazzo e una ragazza nudi nella stessa stanza. Non sarebbe stato naturale coccolarsi un po? Presto però sarebbe rimasto solo se non si fosse inventato qualcosa: la ragazza si era messa a sedere e aveva cominciato ad asciugarsi; ecco dove finiva tutto quel succo divino: assorbito da uno stupido accappatoio. Si alzò e istintivamente si alzò anche Fulvio. Buttò lì quello che gli venne in mente. Fece come se Fulvio fosse stato trasparente e privo di corde vocali: indossò l'accappatoio, se lo chiuse in vita, infilò gli zoccoli e si avviò. Fu quando arrivò davanti a Fulvio che senza rallentare gli rivolse il volto perfetto: Ciao! Fu quello che uscì dalle sue labbra, gli regalò ancora un bellissimo sorriso, si aprì la porta ed uscì. Fulvio restò inanimato per un bel po'. Il rumore dei passi di lei si perdeva nel corridoio. Quella stanza ora sembrava enorme. Si voltò ad osservare l'assenza di lei: legno, ovunque soltanto del legno. Si avvicinò. Il segno delle natiche stava scomparendo lentamente. Le venne da vomitare e cercò il bagno ma non vomitò, anzi. Il bagno le diede un senso di calma come le capitava quando si trovava in riva al mare o al lago o comunque vicino all'acqua. Si guardò intorno, era un bell'ambiente, studiato per "quel" particolare tipo di incontri, con una enorme vasca rialzata, piastrellata con piccole tessere di mosaico in gradazioni di blu alla quale si accedeva grazie a due gradini. Le pareti erano azzurre, da un lato un'ampia doccia che poteva contenere comodamente quattro persone, chiusa da un vetro trasparente e dietro un muretto basso si trovavano i servizi igienici. Uno specchio enorme copriva quasi interamente la parete dove erano alloggiati due ampi lavabi, incassati in un piano di marmo nero screziato di blu. Niente male.
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Decise che, comunque, avrebbe iniziato a girare le sequenze che più di altre si erano impresse nella sua mente come se già registrate. Una di esse era la scena della fuoco che scaturisce dalla passione, rappresentata da una splendida rosa rossa. Niente di originale ma era necessario al corto nel suo insieme. Aveva condiviso con Mylady la sua idea e a lei era piaciuta. L'aveva poi voluta accanto a sé in questo progetto perché lei offriva innumerevoli spunti creativi e, in più, proponeva sempre prospettive differenti da tutto ciò che a lui appariva banale e scontato. Mylady arrivò alle 19 in punto. Lui aprì la porta e si trovò davanti lei. Un vestito nero che la rendeva ancora più bella, se possibile. I capelli con splendidi riflessi rossi sciolti. Sapientemente truccata con labbra appena lucide. Erano settimane che l'idea di realizzare un cortometraggio rendeva insonni le sue notti. Aveva diverse idee ma tutte più o meno scollegate. Lei si aprì in un bellissimo sorriso alla vista di lui. La fece entrare, richiudendo la porta dietro di sé. L'aiutò immediatamente a mettersi comoda e si misero al lavoro. Lei era entusiasta di poterlo aiutare in questo suo lavoro. A lui riusciva molto difficile, invece, concentrarsi su quello che aveva da fare, sentendo la vicinanza fisica ed il buonissimo profumo del suo respiro ogni volta che gli parlava accanto. Si costrinse a focalizzare l'attenzione sulla scena. Abbassò le luci e accese la candela. La sistemò dietro la piccola rosa rossa e accese la videocamera. La sua bravura non l'ho mai più trovata in nessuna altra donna. Quella sera comunque successe qualcosa di nuovo, dopo averla presa di dietro, e masturbata con le mie mani mentre la sodomizzavo, mi è venuto in mente di osare di più. L'immagine che il monitor restituiva era esattamente identica a quella che popolava i suoi pensieri da diverso tempo. Avviò la registrazione. La fiamma dapprima cominciò a danzare torpida e costante; sembrava originarsi direttamente dai petali del fiore; qualche istante dopo lambì distrattamente la corolla della rosa, cominciando a morderla lentamente, assaggiandola, poi sempre più voracemente fino a bruciarla. Questo rendeva fedelmente la sua idea: il fuoco della passione nasce dalla passione stessa e di lei si alimenta fino alla consunzione totale e definitiva. Osservavano la scena seduti, rapiti. Poi un solo dito proseguì dietro il tessuto e descrisse una semiluna. Lui avvertì un grandissimo senso di calore davanti e si rese conto di essere incredibilmente eccitato. Le loro ombre nere fluttuavano sui muri della stanza, irrequiete. Ormai le fiamme seguivano inesorabilmente la loro fine, la luce si affievoliva e lui si protese per spegnere la videocamera. Inaspettatamente sentì le dita di lei sfiorargli la schiena scoperta. Si immobilizzò e smise di respirare. Il respiro di lei si abbassò fino a diventare indistinto. Le dita di Mylady continuarono il loro viaggio verso il basso, arrestandosi un solo attimo sul bordo dei boxer.
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Postato: 16.11.04 18:30